Lo "Smontabulli" Diego Mecenero incontra i ragazzi: l'arte di scrivere e il coraggio di reagire

Cosa serve per scrivere un libro? Secondo l’autore Diego Mecenero, che oggi ha incontrato i nostri ragazzi dopo che hanno lavorato sul tema del bullismo e letto il frutto del suo progetto "Smontabulli", gli ingredienti sono quattro, semplici ma fondamentali: qualcosa con cui scrivere, qualcosa su cui scrivere, qualcosa da raccontare e, soprattutto, le parole. Il vocabolario è la bussola che ci permette di dare un nome al mondo e a ciò che proviamo.

Durante l'incontro, Mecenero ha svelato i trucchi del mestiere — come l'uso di nomi e luoghi familiari per rendere viva la narrazione — ma ha subito aperto la sua "cassetta dello scrittore" per affrontare un tema centrale: il bullismo.

Il Bullo: un "Toro" dai piedi d'argilla

Il termine "bullo" richiama l'immagine del bull (toro): un petto gonfio, un atteggiamento di sfida, qualcuno che si dà arie e si impunta contro l'altro. Mecenero è stato chiaro: il bullismo è raro, ma quando c’è è una "bestia" ed è un reato. Tuttavia, il vero pericolo è la sua diffusione silenziosa: ogni giorno, nei piccoli gesti, si getta il seme che può farlo germogliare. Spesso i ruoli sono ribaltati in modo ingannevole: il bullo appare simpatico e trascinatore, mentre la vittima finisce per sentirsi sbagliata, debole o vigliacca. Ma la realtà è un'altra: il bullo è debole dentro e attacca chi è educato, sensibile e corretto proprio perché ne avverte la superiorità morale.

Come riconoscere il bullismo?

Non tutto il male è bullismo, ma lo diventa quando si verificano condizioni precise:

  • Ripetizione: l'attacco (fisico o verbale) si protrae a lungo nel tempo.

  • Sofferenza: chi riceve il male non riesce a reagire, soffre e "si consuma".

  • Relatività: un'azione può essere bullismo o meno a seconda di come reagisce chi la riceve. Se c'è sofferenza, non è mai un gioco.

Il Gruppo: il motore che alimenta o smonta

Il vero protagonista non è il bullo, ma la classe. Il gruppo è il motore di tutto:

  • Se i compagni ridono o assecondano, alimentano il bullo.

  • Se invece interviene lo "smontabullo", l’azione si interrompe. Essere spettatori silenziosi o spalle del bullo significa nutrire il disagio. Spesso la scintilla è l'imitazione o un distorto senso di divertimento, ma Mecenero ha ricordato che se qualcuno soffre, il divertimento cessa di esistere.

Il potere delle parole e il "Mestiere di Scrittore"

A volte andare a scuola sembra come salire su un ring, dove o "le prendi o le dai". La soluzione per scendere da quel ring è dare un nome alle emozioni. Saper riconoscere ciò che sentiamo ci permette di diventarne i registi, senza restarne in balia. Le parole giuste ci rendono sani e forti.

L'autore ha contrapposto la figura del "Signor Bo" — colui che non si interessa di dare un nome alle cose e vive nell'apatia — a chi invece sceglie di essere curioso, sano e interessante. C'è un mestiere che tutti possono fare a ogni età ed è quello dello scrittore: è il mestiere di chi sa usare le parole per costruire se stesso, qualunque sia la strada che sceglierà da grande.

Dare un nome al male è il primo passo per smontarlo. Usare le parole giuste è il primo passo per diventare grandi.

lo smontabulli
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