Il Nobel per la pace 2026 è stato assegnato a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana che fu avvocata difensora di Nelson Mandela

La Commissione norvegese ha riconosciuto il suo grande coraggio e la sua onestà nell’impegno contro i crimini di guerra, cioè le gravi violenze commesse durante i conflitti. Il suo esempio ci ricorda, come ci ha insegnato Nelson Mandela, che difendere i diritti umani e la giustizia è una responsabilità di tutti. Oggi, più che mai, le leggi internazionali sono fondamentali per proteggere le persone e costruire un mondo più giusto e pacifico.

Navanethem Pillay e Nelson Mandela: un’amicizia speciale per difendere i diritti di tutti

Mandela Navy

Due persone coraggiose, unite dalla lotta contro il razzismo e dalle battaglie per la libertà, l’uguaglianza e i diritti umani. Navanethem Pillay e Nelson Mandela hanno dimostrato che, anche di fronte alle ingiustizie, è possibile impegnarsi per costruire un mondo più giusto. Le loro strade si sono incontrate nella storia e il loro impegno è stato riconosciuto con il Premio Nobel per la Pace, un simbolo del valore della loro lotta.

CHI E' NAVANETHEM (NAVI) PILLAY

Navi Pillay: una vita per la giustizia e la pace
Navanethem Pillay, conosciuta come Navi Pillay, è una giurista sudafricana che ha dedicato la sua vita alla difesa dei diritti umani e alla ricerca della giustizia. Nel 2026 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace, un riconoscimento che premia il suo impegno per costruire un mondo più giusto e pacifico.

Per noi, studenti e studentesse, docenti e personale ATA della scuola intitolata a Nelson Mandela, questa notizia ha un significato ancora più speciale. Mandela, uno dei simboli più importanti della lotta contro il razzismo e l'apartheid, ha dimostrato che è possibile combattere le ingiustizie senza rinunciare alla speranza di riconciliazione e di pace.

Proprio ispirandosi ai valori che Mandela ci ha lasciato, la nostra scuola dedica grande attenzione alla promozione della pace, del rispetto reciproco, dell'uguaglianza e della convivenza tra persone diverse. Crediamo che la pace non significhi soltanto vivere senza guerre, ma anche imparare ad ascoltarsi, risolvere i conflitti attraverso il dialogo e non accettare le discriminazioni.

Per questo siamo particolarmente onorati che il Premio Nobel per la Pace sia stato attribuito a Navi Pillay, una donna che, come Mandela, ha dedicato gran parte della propria vita alla difesa della dignità umana e dei diritti di tutte le persone.

Un'infanzia segnata dalle disuguaglianze
Navi Pillay nasce a Durban, una città portuale del Sudafrica, in una famiglia di origine indiana. I suoi nonni erano arrivati nel Paese alla fine dell'Ottocento per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero, in condizioni molto difficili.

I suoi genitori avevano otto figli e li educavano secondo i valori della tradizione induista. In famiglia, Navi imparò anche un principio importante: maschi e femmine devono avere gli stessi diritti e le stesse opportunità. All'epoca, nella comunità in cui viveva, molte ragazze si sposavano giovanissime e avevano poche possibilità di scegliere liberamente il proprio futuro.

Navi, invece, riuscì a proseguire gli studi. Grazie all'aiuto economico della comunità indiana locale, frequentò l'università e si laureò in legge.

Durante gli studi conobbe da vicino il razzismo e la segregazione, un sistema che divideva le persone in base al colore della pelle. In Sudafrica, infatti, vigeva l'apartheid: una politica che garantiva ai bianchi molti più diritti rispetto alla popolazione nera e alle altre comunità non bianche. Anche nelle scuole e nelle università le persone venivano separate e non avevano accesso alle stesse risorse.

In quegli stessi anni, Nelson Mandela e molte altre persone lottavano contro questo sistema ingiusto. Le esperienze vissute da Navi Pillay le fecero comprendere quanto fosse importante difendere i diritti di tutti e combattere ogni forma di discriminazione.

Il coraggio di difendere chi subisce ingiustizie
Nel 1967 Navi Pillay aprì il proprio studio legale nella provincia sudafricana del Natal. Fu la prima donna non bianca a riuscirci.

Per quasi trent'anni difese persone perseguitate per le loro idee politiche e per il loro impegno contro l'apartheid. Tra queste c'erano anche persone imprigionate ingiustamente. Navi denunciò torture e maltrattamenti, dimostrando grande coraggio in un periodo in cui opporsi al sistema poteva essere molto rischioso.

Il suo impegno si rivolse anche alla difesa dei diritti delle donne e alla lotta contro la violenza di genere. Fu tra le fondatrici di Equality Now, un'organizzazione internazionale che si batte per l'uguaglianza e per la protezione dei diritti delle donne e delle ragazze.

Come Nelson Mandela, Navi Pillay ci insegna che non possiamo restare indifferenti davanti alle ingiustizie: anche quando è difficile, è importante trovare il coraggio di difendere chi non viene ascoltato o rispettato.

Dalla giustizia sudafricana alle Nazioni Unite
Nel 1995 Nelson Mandela, diventato presidente del Sudafrica dopo la fine dell'apartheid, nominò Navi Pillay giudice dell'Alta corte del Paese. Fu la prima donna non bianca a ricoprire questo incarico.

La scelta di Mandela rappresentava un passo importante verso una società in cui le opportunità non dipendessero dal colore della pelle o dal genere. Dopo anni di discriminazioni, il Sudafrica cercava di costruire un futuro fondato sull'uguaglianza e sul rispetto dei diritti.

Nello stesso anno Navi iniziò a lavorare al Tribunale penale internazionale per il Ruanda, creato per giudicare i responsabili dei gravi crimini commessi durante il genocidio del 1994, nel quale furono uccise centinaia di migliaia di persone.

Dal 1999 al 2003 ne fu presidente. Partecipò anche a un processo storico che riconobbe come lo stupro e altre forme di violenza sessuale possano, in determinate circostanze, costituire atti di genocidio. Fu un passo importante per la giustizia internazionale e per la tutela delle vittime.

Dal 2003 al 2008 lavorò come giudice presso la Corte penale internazionale, che si occupa di giudicare le persone accusate di alcuni dei crimini più gravi al mondo.

Dal 2008 al 2014 ricoprì un altro incarico fondamentale: quello di Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani. Il suo compito era promuovere e difendere i diritti fondamentali di tutte le persone, richiamando l'attenzione del mondo sulle violazioni e sulle ingiustizie.

Negli anni successivi continuò a impegnarsi a livello internazionale, anche nella lotta contro la pena di morte e nelle attività dedicate alla denuncia delle gravi violazioni dei diritti umani.

La pace si costruisce ogni giorno
Navi Pillay ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace per il suo coraggio, la sua integrità e il suo impegno nella difesa dei diritti umani e del diritto internazionale. La sua storia ci ricorda che la pace non si costruisce soltanto nei grandi incontri tra i capi di Stato, ma anche attraverso il rispetto delle regole, la protezione delle persone più vulnerabili e la ricerca della giustizia.

E NOI.....

È lo stesso messaggio che ci ha lasciato Nelson Mandela e che la nostra scuola cerca di mantenere vivo ogni giorno.

Ma che cosa possiamo fare noi tutti per promuovere la pace?

Possiamo iniziare dai gesti quotidiani: rispettare chi è diverso da noi, non escludere nessuno, contrastare il bullismo, ascoltare le opinioni degli altri e imparare a risolvere i conflitti senza ricorrere alla violenza. Possiamo scegliere di non rimanere indifferenti quando qualcuno viene trattato ingiustamente.

La storia di Nelson Mandela e quella di Navi Pillay ci mostrano che ogni persona può contribuire al cambiamento. Non occorre essere famosi o ricoprire incarichi importanti per fare la differenza: servono coraggio, responsabilità e la volontà di riconoscere negli altri la stessa dignità che riconosciamo a noi stessi.

Come comunità scolastica intitolata a Nelson Mandela, accogliamo con particolare emozione e orgoglio questa notizia, che ci invita a rinnovare il nostro impegno per la pace.

Perché la pace non è soltanto un traguardo da raggiungere: è una responsabilità che appartiene a tutti noi e che possiamo costruire, insieme, ogni giorno.

Il Dirigente Scolastico  Armandino Memme